Nella prima stima preliminare per il 2020 del GDP Statunitense, riportata dalla BEA (Bureau of economic Analysis) il 30 gennaio 2020 si dice che l’economia USA nel 4° Q del 2019 è cresciuta ad un tasso annuo del 2,08% (-0,01 rispetto al trimestre precedente).
Questo è il tasso di crescita più basso da quando Trump è diventato Presidente degli Stati Uniti ed è di molto inferiore alla crescita del 3-4% che l’Amministrazione Trump ha promesso ai suoi cittadini nei programmi economici.
Non è certo una cosa positiva per Trump nell’anno delle elezioni. L’annuncio dato dalla BEA l’altro giorno è stato molto criticato dal Consumer Metrics Institute che ha detto:

“This is one of the more misleading headline numbers we have ever seen. It simply does not reflect the overall weakness in the data. The key growth of consumer spending was down nearly a full percentage point (-0.91pp) from the prior quarter. Commercial and private fixed investments were stagnant, and inventories were being allowed to contract. The healthy headline number is generated almost entirely from a huge uptick in imports ‘growth’ and an implausibly low inflation deflator”

Ovvero:

“Questo è uno dei più fuorvianti titoli che abbiamo mai visto. Semplicemente non riflette la debolezza generale dei dati. La crescita chiave della spesa per consumi è diminuita di quasi un punto percentuale (-0,91 punti percentuali) rispetto al trimestre precedente. Gli investimenti fissi, commerciali e privati, sono stati stagnanti e gli inventari si sono ridotti. La parte migliore della crescita indicata nel titolo è generata quasi interamente da un enorme aumento della “crescita” delle importazioni e da un deflatore dell’inflazione poco plausibile (lo strumento che consente di depurare la crescita del GDP dall’aumento dei prezzi).”

In pratica il Consumer Metrics Institute sta dicendo che la BEA sta manipolando i dati.
E’ un po’ che se ne parla. E’ un po’ che si dice che i dati non sono corretti e che i mercati sono sorretti da dati gonfiati, che i mercati sono drogati e che siamo in una bolla che prima o poi esploderà. Ma sarà vero o è falso?

Come sempre cerchiamo di fare un’analisi basata su dati, il più possibile obiettiva e, per quanto possibile, poco emotiva.
Come ho più volte detto gli investitori hanno un loro “sentiment” che condiziona emotivamente le loro scelte. Ma, poiché inconsciamente se ne rendono conto, cercano conferme alle loro ipotesi nelle notizie che leggono; spesso però, altrettanto inconsciamente, concentrano l’attenzione sulle notizie che confermano la loro view; per cui se sono ottimisti cercano e leggono prevalentemente notizie positive, se invece sono pessimisti cercano e leggono prevalentemente notizie negative. Cercherò per quanto mi è possibile di fornire dati il più possibile reali e oggettivi.

Premessa per coloro che masticano poco di finanza:
Il mercato è un posto dove si incontrano domanda e offerta. Il bello del mercato è che alcuni pensano che è arrivato il momento di vendere perché  secondo loro meglio di così non potranno più vendere; altri invece pensano che è arrivato il momento di comprare perché meglio di così più avanti non compreranno. Se tutti volessero vendere il prezzo crollerebbe. Se tutti volessero comprare il prezzo schizzerebbe alle stelle. Il mercato è quindi un posto ideale, fantastico, perfetto. C’è chi vuole comprare e c’è chi vuole vendere e in questo modo si forma il prezzo. Da molto tempo a questa parte (evidentemente – visto che i prezzi salgono), coloro che vogliono comprare sono di più di quelli che vogliono vendere e di conseguenza i titoli si apprezzano.

Guardate nella figura seguente cosa hanno fatto i principali indici nelle prime tre settimane di gennaio e nell’ultimo anno.

Guardate invece la stessa tabella a fine gennaio:

Quasi tutte le principali borse hanno perso in una settimana più o meno 3 punti percentuali.
Tutta colpa del Corona Virus?
Sicuramente l’allarme per le conseguenze e gli effetti di questo virus sulle economie mondiali (visto che ormai siamo in un mondo globale) non ha lasciato indifferenti gli operatori di mercato che certamente si sono chiesti quanto questo problema potrà impattare sui dati societari del 2020.
Il Corona Virus ha tempi di incubazione che sono sufficienti ad avere portato il virus ovunque nel mondo e, se l’epidemia non fosse messa sotto controllo in breve tempo, gli effetti sugli scambi commerciali mondiali, sulle forniture di prodotti dalla Cina al resto del mondo (non dimentichiamoci che la Cina è la fabbrica del mondo) potrebbero essere molto pesanti.
Il ritardo con cui le autorità cinesi hanno preso le giuste contromisure potrebbe essere stato fatale.
Anche in questo caso si parla purtroppo di manipolazione della verità da parte delle autorità, di dati manipolati, che secondo alcuni non rappresenterebbero i veri numeri; certo la prudenza è d’obbligo in certi casi, prudenza messa in campo dalle autorità di tutti i paesi, così come anche dall’organizzazione mondiale della sanità; prudenza certamente utile nel non propagare panico nelle popolazioni, ma che potrebbe essere stata dannosa nel non dare il giusto senso alle cose e permettere di intervenire più tempestivamente.
Domenica 2 febbraio 2020 Money.it ha pubblicato un articolo in cui si dice che il governo di Pechino potrebbe essere costretto a ridurre le tasse; ad aumentare la spesa pubblica e a tagliare i tassi di interesse per evitare che l’epidemia di coronavirus mandi nel caos l’economia Cinese. L’intervento è stato stimato in 60 miliardi di USD. Ad essere obiettivi neanche poi tanto.
Il vero problema sarà capire quanto il coronavirus impatterà sul PIL mondiale. Già lo scorso anno si era perso quasi 0,8 punti di PIL su 3,8 per effetto della guerra dei dazi, se ci fosse un’ulteriore riduzione del PIL mondiale di un ordine di grandezza simile ci sarebbe da preoccuparsi seriamente.
Notizia di questa mattina (3.2.2020): La banca centrale Cinese (Pboc) ha annunciato la maxi iniezione di liquidità sui mercati per 173 miliardi di dollari per sostenere l’economia. Lo scopo è di mantenere una “ragionevole e abbondante liquidità” nel sistema bancario, nonché di garantire la stabilità dei mercati valutari, nel bel mezzo delle turbolenze causate dal nuovo coronavirus.
Questa notizia spiega molto bene come il governo Cinese stia facendo il possibile per mantenere alto l’umore dei mercati, la liquidità delle banche e la fiducia degli investitori. Nonostante questo importante intervento questa mattina la borsa Cinese ha perso più del 7%. Dopo una settimana di chiusura era prevedibile. Torniamo all’economia reale.

Buona parte dell’andamento dei mercati si basa sui risultati trimestrali delle società USA.
Le principali società hanno ormai pubblicato e resi noti i loro dati trimestrali che sono stati positivi o molto positivi. L’effetto positivo di questi risultati è ormai stato prezzato dal mercato e quindi nelle prossime settimane ciò che influenzerà di più i mercati non saranno più le attese per gli utili societari trimestrali ma saranno le politiche monetarie, le politiche fiscali (soprattutto le promesse – visto che siamo in un anno di elezioni USA) e da adesso in poi, purtroppo, anche dall’andamento dei numeri del coronavirus.
Diciamo che, mentre i dati societari sono numeri che permettono di valutare concretamente lo stato di salute delle società e quindi ci danno indicazioni razionali, il resto stimola molto l’emotività facendo a volte perdere il buon senso che dovrebbe stare alla base di ogni operazione di investimento. Il buon senso possiamo metterlo alla prova analizzando un indicatore usato da Warren Buffett chiamato il Buffett Indicator.

Questo indicatore indica il rapporto tra la capitalizzazione del mercato e il PIL globale. In questo momento questo indicatore è a 155,7%.
Buffett dice che quando questo indicatore supera il 115% siamo in una forte sovra valutazione e che quindi il mercato è caro. Guardate il grafico, siamo a dei livelli simili al periodo pre crisi del 2000 e molto più alti dei livelli raggiunti nel 2008. Ovviamente questo grafico, che già dice molto, può essere associato ad altri dati che possono accrescere il valore della sua lettura oppure ridimensionarlo. Vediamo un altro dato: il Price Earning to Growth (PEG Ratio). Questo indicatore è il valore che si ottiene dividendo il rapporto P/E (prezzo diviso utili) per il tasso di crescita previsto per l’esercizio in corso. Il grafico di questo indicatore si presenta così:
Questo indicatore indica il rapporto tra la capitalizzazione del mercato e il PIL globale. In questo momento questo indicatore è a 155,7%.
Buffett dice che quando questo indicatore supera il 115% siamo in una forte sovra valutazione e che quindi il mercato è caro. Guardate il grafico, siamo a dei livelli simili al periodo pre crisi del 2000 e molto più alti dei livelli raggiunti nel 2008. Ovviamente questo grafico, che già dice molto, può essere associato ad altri dati che possono accrescere il valore della sua lettura oppure ridimensionarlo. Vediamo un altro dato: il Price Earning to Growth (PEG Ratio). Questo indicatore è il valore che si ottiene dividendo il rapporto P/E (prezzo diviso utili) per il tasso di crescita previsto per l’esercizio in corso. Il grafico di questo indicatore si presenta così:
Come potete vedere negli ultimi 2 anni la rampa disegnata da questo grafico è impressionante.
Ora, va bene tutto, va bene che non possiamo dire che cosa succede né domani e neanche fra un mese ma non possiamo mica pensare che questi grafici non vogliono significare proprio niente, no? Sono emotivamente esposto o sto analizzando dei dati? Decidete voi.

Inoltre se questi grafici si basassero su dati economici estremamente positivi potremmo anche pensare e sperare che siamo in una fase di forte crescita e quindi potremmo non preoccuparci. Ma è così?
Sembrerebbe di no; altrimenti perché le banche centrali dovrebbero continuare a immettere sul mercato continue e grandi iniezioni di denaro? Perché se i mercati fossero sani ci dovrebbero essere stimoli fiscali così tanto imponenti che negli USA non si sono mai visti?

Torniamo al Corona Virus:
Alcuni giorni fa, quando ancora le notizie erano poco preoccupanti, ho scritto su Linkedin che la minaccia proveniente dal Corona Virus poteva essere molto più preoccupante di quello che ci stavano raccontando. Sessanta milioni di persone chiuse in alcune città Cinesi (ammesso che sia possibile) non mi sembra una notizia da far passare ai telegiornali come una notizia qualsiasi di una quotidianità banale. Bloccare quasi tutti i voli da e per la Cina non è proprio così ininfluente tanto è vero che tutte queste situazioni, qualcuno dice, impatteranno sul PIL mondiale in modo significativo (parlano di 1 punto percentuale – che è tantissimo).

Veniamo, anzi torniamo alla guerra dei Dazi che secondo molti si sarebbe appena conclusa con l’accordo di fase 1 il 15 gennaio scorso.
Ieri Wilbur Ross, politico statunitense e segretario al Commercio sotto l’Amministrazione Trump, ha detto Alla TV FOX Business: “ io penso che il coronavirus potrebbe aiutare ad accelerare il ritorno di posti lavoro nel Nord America”.

Il segretario di Stato Pompeo ha affermato che “ il Partito comunista Cinese è la minaccia centrale dei nostri tempi……. Il governo cinese è corrotto e non permetteremo mai alle nostre comunicazioni o ai nostri dati di fluire attraverso le loro reti inaffidabili.”
Ma non avevano appena festeggiato l’accordo di fase 1? Sembra che invece di essersi accordati stiano ancora litigando.
Il segretario di Stato Americano e il responsabile al Commercio che attaccano frontalmente la Cina in un simile momento, addirittura godendo per la situazione e augurandosi che le aziende americane fuggano dalla Cina e riportino il lavoro in Usa, non danno l’idea di un accordo felicemente concluso.

Gennaio 2020 è stato sicuramente un mese non facile.
I mercati che fino a qualche giorno fa erano positivi in questo momento stanno correggendo e qualcuno è già in area negativa dall’inizio dell’anno ad oggi. Dico sempre che non si può stare lontani dal mercato troppo a lungo perché i clienti non ce lo perdonerebbero mai in caso di errata valutazione, ma non si può neanche stare sempre nel mercato come fanno i gestori tradizionali perché non è rispettoso della nostra professionalità.
Io la settimana scorsa, visto che i portafogli erano positivi di circa 1% – 1,5% (ricordiamoci che siamo a gennaio) ho alleggerito la parte azionaria di quasi il 50% e ho acquistato nei portafogli il 5% di volatilità e il 3%di un ETF sull’oro.
Chiudo gennaio con i portafogli positivi per circa 0,7%-1%. Il nostro modello strategico dall’inizio dell’anno ad oggi è ancora in territorio positivo per circa 1% che non è poco visto che è un modello bilanciato moderato ma anche visto cosa è successo nell’ultima settimana e soprattutto visto che siamo ancora a gennaio e abbiamo ancora davanti 11 mesi.