Olga Yanucovich (set 2003 - gen 2004)

Olga Yanucovich nasce a Vitebsk in Bielorussia il 25 settembre del 1973, città ricca di tradizioni artistiche, patria di Mark Chagall e Kasimir Malevich, padri fondatori rispettivamente dell'Impressionismo e Cubismo Russo.
Sin da giovane essendone attratta frequenta corsi e scuole d'arte della sua città.

1984-88 Scuola d'Arte Statale Nr 1 di Vitebsk per bambini artisticamente dotati, ad indirizzo "Pittura e Arte Decorativa", lezioni tenute da docenti universitari. Nello stesso periodo partecipa alle prime mostre collettive organizzate dalle stessa scuola.

1988-91 Scuola Artistica Professionale Nr 147 di Vitebsk, consegue il diploma e la specializzazione di Restauratore delle decorazioni di stucchi e pittura decorativa, con approfondimento nel lavoro con il gesso ed i murales, ottenendo il massimo voto di diploma.

1992-97 Università Statale di Vitebsk (fondata da Mark Chagall nel 1917), Facoltà Artistica-Grafica ad indirizzo "Cattedra della Pittura ed Arte Decorativa", con i professori Romanoskaya e Chmel.
Diploma di laurea di "Pedagogia in disegno tecnico e arte figurativa".

1995-99 Ha partecipato a mostre collettive:
  • Associazione dei giovani pittori "Quadrato"
  • Festival Artistico Studentesco annuale "Art-Sessia"
  • Esposizione presso la galleria privata "Olga" di Vitebsk
  • Esposizione presso la galleria "Ladoga" di San Pietroburgo
Insegnamento presso varie scuole statali di Vitebsk.

Dal 1999 si trasferisce a Massagno in Svizzera ove svolge la sua attività artistica e professionale. "Non è sempre facile, anzi non lo è mai, davanti ad un'opera, esprimere giudizi. Il giudicare, di norma, sottointende un atto paradossalmente razionale al di là delle implicazioni emotive, del grado di coinvolgimento emozionale che prende qualsiasi lettore a contatto con un'opera d'arte. Si pone l'antico dilemma: qual'è il ruolo del lettore in relazione all'autore? Esistono chiavi di lettura senza correre il rischio di trovarci confinati passivi in tutto ciò che ci viene proposto? Non corriamo il pericolo di teorizzare in astratto, e a volte semplicisticamente, su un'opera e il suo autore? Ed infine: i sentimenti si possono comunicare attraverso l'arte? ll poeta Giuseppe Ungaretti amava ripetere: alla poesia nuoce perfino la carta sulla quale viene stampata. Crediamo che il principio sia da estendere a qualsiasi opera d'arte capace di creare emozioni forti, sensazioni, nuove o antiche, che coinvolgono il cammino della persona umana. Ma crediamo anche che sia indispensabile ripercorrere la natura, la storia, la stessa storia dell'arte dove l'autore è nato e cresciuto, dove si è confrontato con determinazione, a volte a livello inconscio, con quel clima culturale, artistico, sociale che hanno dato vita al "suo" mondo. La giovanissima Olga Yanucovich è nata nel 1973 a Vitebsk in Bielorussia. E a Vitebsk nel 1887 era nato Marc Chagall, che dopo aver subito l'influenza cubista partecipa attivamente alla fondazione del movimento impressionista. E a Kiev, in Ucraina, è nato nel 1878 Malevic Kasimir che sarà uno dei promotori del movimento cubista. Non è facile argomentare fino a che punto Chagall e Malevic abbiano influenzato la formazione, la struttura, le tecniche, i linguaggi delle opere di Olga Yanucovich. Accontentiamoci di lasciarci affascinare, con disincanto, dall'universo cromatico dei suoi fiori, dalla stilizzazione dei suoi "esserini" così poeticamente filiformi, dalla collocazione sapiente nel magma coloristico che sembra esplodere dalla tela. E lasciamo, ad ogni lettore, la libertà di cogliere, in una lettura individuale, le ambiguità che la realtà complessa della nostra epoca ci pone quotidianamente davanti. Godiamoci questo tentativo, attraverso una rilettura di queste opere, lo sforzo della Yanucovich di comunicarci dei sentimenti, che dalla "testa" arrivano al "cuore" o viceversa, rileggendo, con i suoi strumenti e con le sue scelte linguistiche, i momenti che hanno distinto il cammino dell'uomo, da sempre combattuto tra la soggettività dei sentimenti e l'oggettività della realtà, tra l'ideale senza pecche e la quotidianità che scorre tra gli eventi della storia. Ed è un tentativo molto interessante il processo di "conciliazione", attraverso l'arte, che Olga Yanucovich ci propone. Infatti l'artista, in questa mostra monotematica, rivolge la sua attenzione ai fiori come simbolo della fragilità umana. Una fragilità che si riscontra, oggi come ieri, nella lotta tra lo spirito e la materia, tra "l'essere e l'avere", direbbe Herich Fromm. Una Fragilità, per l'essenza stessa del fiore, di poca durata, carica, però di emozioni e che ci dà la speranza di nuove profezie. Questi fiori, stilizzati e semplici, grazie ad un uso equilibrato delle regole geometriche (riflessi cubisti?), sembrano pronti per sollevarsi da terra, per compiere quel volo verso forme di ideali e di regole etiche, peregrine nella nostra società contemporanea. Questi fiori stilizzati e carichi di colori intraprendono il viaggio, in un mondo di fiaba con favolose cosmogonie, quel mondo dove già Chagall ci aveva introdotto con le sue figure colorate in tentativi di evasione. E non c'è dubbio alcuno: la Yanucovich ottiene il ritmo e il movimento delle sue opere con scelte cromatiche veramente eccezionali. L'artista, in questo processo di osservazione, copre il ruolo dell'obiettivo della macchina fotografica nel cogliere i fiori appena sbocciati o dopo la pioggia, o i papaveri mossi dal vento...! Per ottenere questi effetti Olga Yanucovich adopera una tecnica speciale, tutta sua: usa i colori ad olio acquarellati affinché la trasparenza metta in rilievo quella fragilità che è, in ultima analisi, il tema di questa mostra." Rosario Antonio Rizzo


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20 agosto 2019