Leonardo Pecoraro (ago 2013 - nov 2013)
La voce dell'immaginario

Nella lettura dell'immagine di Pecoraro, vorrei soprattutto riflettere su quattro punti, quattro aspetti che ci suggeriscono il senso di una pittura dentro temi sintomatici della contemporaneità: il luogo e non luogo dell'immagine pittorica; la nozione del tempo; il colore come Stimmung di questa pittura; la "voce".
Nella pittura di Leonardo Pecoraro ricorrono titoli significativi: Luogo immaginario, Reale irreale, Deserto e dissolto, Attraverso il vuoto, Il chiarore di un momento, Bianco di passaggio, Dissolvenze, Segni luminosi, Vago e remoto, Sogno di un evento. Sono semplici indicazioni che ci parlano di un luogo esonerato da ogni luogo: un luogo in una regione dell'interiorità senza confi ni, in una percezione più vasta e misteriosa. È un luogo pittorico dove non c'è una spazialità empirica, dove non c'è gravitazione. Un secondo aspetto di questa immagine pittorica è la nozione del tempo. Siamo abituati a considerare il tempo nelle scansioni di passato, presente, futuro. Leonardo Pecoraro si sente vicino a certi varchi di poesia: Rûmî, Tagore, Borges. Da qui il senso del tempo, delle forme che appaiono, scompaiono, rinascono, si dissolvono in un continuo fluire lieve, sensuoso, iterativo, sfuggente. Tutto è investito dal colore: un campo di libere effusioni cromatiche, quasi per paradosso imprevedibili dallo stesso artista, ma improrogabili.
Il colore non è rappresentazione, ma espressione in una autonomia linguistica, in una leggerezza, in un'invenzione, in una sorta di libertà musicale.
Nella pittura di Leonardo Pecoraro immagini e visioni si rigenerano libere da relazioni empiriche, da evidenze sensoriali, ma in una sintassi creativa fatta di echi, di riflessi, a volte di un viaggio attorno a un'epifania o a una lontananza: i bianchi, i blu, i gialli, i rossi, i viola diventano un vento ed evento, il vuoto e un chiarore, presenze, presenze e dissolvenza. Un aspetto, come cifra riassuntiva di questa pittura, potrebbe essere la "voce". In una riflessione saggistica, acutamente sintomatica, si parla della "voce" come perpetuum mobile rispetto a un codice grammaticale di "scrittura". C'è in Pecoraro un lavoro sull'incisione che potrebbe considerarsi il paradigma formale di una propria scrittura. La pittura, la libera spazialità, il colore diventano la voce, l'immaginario, la vibrazione, il respiro, quel primordio (oscuro e luminoso) prima e dopo il linguaggio.
È importante accostarsi a questa pittura anche nei richiami emotivi che può suscitare in ognuno di noi.
Oggi, rispetto al "troppo pieno" dei linguaggi, possiamo ritrovare nella pittura di Pecoraro la pausa spaziale e temporale, il silenzio, la pagina, il colore: l'intervallo perduto.

Stefano Crespi



Nota biografica

Leonardo Pecoraro è nato a Winterthur (ZH), il 19 agosto del 1968.
Nei due atelier di Rancate (TI) e Uetendorf (BE) svolge l'attività di pittore, incisore e mosaicista a tempo pieno.
Vive e lavora tra i cantoni Ticino e Berna.
Dal 1990 espone in mostre e manifestazioni culturali soprattutto in Svizzera, Italia, Germania.


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