Mauro Poretti (mag 2012 - ago 2012)

I colori della memoria

Più lo vedo dipingere e più mi convinco che Mauro Poretti si situa nell'ottima, straordinaria schiera degli artisti visionari, che significa artisti veri, autentici. Volete una bella citazione a sostegno? Ecco Thomas Mann (1875-1955) scrittore tedesco, premio Nobel della letteratura: "Un artista nel suo intimo è sempre un avventuriero". Uno che cerca l'avventura espressiva, mai fermo, sempre proiettato verso qualcos'altro. Il personaggio e l'artista Mauro Poretti sta alla perfezione in questa definizione dalla precisa angolazione della pittura visionaria e, almeno un po', anche metafisica. Ci entra cavalcando quello che si chiama "il ritorno del rimosso". Che parrebbe un concetto astruso e invece è chiarissimo: sta a significare il recupero di cose che si credevano definitivamente archiviate, nascoste, sepolte. Invece riemergono. E dove per Poretti, se non nella pittura? Ma attenzione, questo ritorno non è di ricordi, che sono qualcosa di perduto, ma riprende il filo della memoria, che è il ridestarsi nella coscienza di qualcosa che è operativo adesso, più che vivo che mai a livello interiore. Naturalmente le cose riemergono con
quella leggera sfasatura che deriva dalla percezione attuale, in età adulta. Ed anche la memoria nel frattempo lavora e produce immagini in evoluzione, che Poretti esprime dipingendo. Con segno e colori è di una sincerità disarmante per cui nelle sue immagini risultano evidenti i vari ritorni e l'attuale visione delle cose. C'è nella sua pittura il senso del tempo. Qualsiasi sia il tema - cose, oggetti, situazioni, scene metropolitane, piazze, figure, gruppi di figure - il colore assorbe il senso del tempo. Al punto che sempre più sfuma i vari temi e li rende appena riconoscibili, solo un aggancio. Crea invece, con eccellente gestualità, il senso, la memoria, l'evocazione. Tanto che la sua pittura ormai da anni è un continuo superamento della forma, di cui deposita sul quadro solo alcune indicazioni. Vogliamo dire che conosce l'Informale e l'Astrattismo? Diciamolo. Ma il suo andare oltre la forma mantenendo solo una traccia di riconoscibilità è esattamente l'inconfondibile impronta del suo dipingere. Per cui guardare le opere di Poretti, soprattutto le più recenti, equivale a fare i conti con barlumi di memoria, con il tempo e con l'oggi. Favoriti in questo dalla sostanziosa, intensa, ricca pittura di un artista che mette il suo talento espressivo al servizio dell'esigenza di interpretare appieno quei momenti di vita che ci appartengono e non ci lasciano mai.

Dalmazio Ambrosioni

 


Nota biografica

Nato nel 1970 a Lugano, Mauro Poretti cresce a Canobbio, si forma come disegnatore di costruzioni metalliche. Siccome gli è sempre piaciuto ed è bravo nel disegno così come è sempre attratto dalle mostre, dai pittori e dai loro atelier a 17 anni inizia con continuità a dipingere non dimenticando l'aspetto materiale delle opere. Quindi con continue ricerche sui colori, le sostanze, i pigmenti, i supporti. La
pittura è un approdo felice e per diversi anni fa parte del gruppo dei Grotteschi con Edy Borradori, Nicola Ganser, Egidio Mombelli. Affronta temi quotidiani, soprattutto la figura, i luoghi (piazze, stazioni), oggetti (biciclette, tricicli) accentuando il versante evocativo. Mantiene uno sguardo sempre attento sull'arte moderna e contemporanea, svizzero italiana ed internazionale, da oltre dieci anni espone con continuità soprattutto in Svizzera e in Italia.


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20 agosto 2019