Paola Ravasio (feb 2009 - apr 2009)

M e m b r A z i o n i
Il Ciclope Valtellinese ha forse deposto l'ultima pietra sulle opere energumeniche di Paola Ravasio. "I bestioni" tutto istinto e muscoli, introversi, rapaci nelle tre dita che esibivano la loro natura non ancora o non più umana, hanno lasciato spazio a un nuovo più dialettico discorso. Dal narcisismo delle membra al dualismo di forme che permette e promette valori più complessi e risolti, di spazio e di simboli attivati dall'incontro fra antipodi plastici.
I turgori ossessivi tipici dell'immaginario della scultrice, artefice di una invidiabile prepotenza fallica, ora si confrontano corpo a corpo con moduli geometrici. Ecco la dialettica novità, dove si dispiega la ricercata alterità tra linea retta e linea curva, spigolo e protuberanza, piano e meandro.
Si genera un mondo plastico che vive e prospera di contrasti e di contatti fra elementi eterogenei. Omogenea è la materia, il gesso levigato al massimo, quasi fosse marmo. Come è riuscita la scultrice a liberarsi del rigonfio plasticismo a volumi espansi, troppo umano, a cui ci aveva abituati? Dall'interno del suo mondo espressivo, capace di rinnovarsi e rilanciarsi senza negarsi. All'artista dal linguaggio prorompente mancava un argine, un contraltare, una disciplina. L'ha ritrovata nella geometria solida, dalle linee nette e squadrate, perfette per innesti di organica potenza e invadenza. Questa nuova origine per antitesi sortisce complessi che si vanno liberando dell'anatomia umana verso più nitide morfologie. Le "membrazioni" tipiche della Ravasio affrontano l'avventura dello spazio in una nuova sintassi: il modulo funge da piano-volume di appoggio per l'organismo plastico dalle membra ben tornite e definite, affusolate in più sobrie tensioni.
La vicinanza fisica costringe la forma a una più intensa rivelazione delle sue qualità, in una contrapposizione feconda proprio in quanto dichiara impossibile la fusione dei due mondi. Questa scultura è una ricerca conturbante ma sempre più disciplinata che indaga il problematico rapporto fra le due nature dell'essere umano. Il raziocinio ospita e bilancia le pulsioni dei sensi, in una lotta che perennemente si alimenta dalla irriducibile antinomia dei duellanti.
Il modulo si apre e si inclina per accogliere quelle membra aliene ma umanissime, esasperate, nate per stringere e divergere, annodarsi e ritrovarsi nell'assedio della mente. Le energie della materia, della creta modellata, circolano e corrono verso uno sprofondamento, spariscono e riaffiorano da un'altra parte, si espandono nello spazio come gemme. Il dramma è in atto ma si lascia contemplare come forma. Una formatura del modellato primario, sensuale, intuitivo avviene realmente per ottenere il calco in gesso, che raggela e sublima le membra. Paola Ravasio si deve per ora dedicare al perfezionamento del gesso sacrificando luci e calore. Li ritroverà nel bronzo, esito finale delle sue opere.
Con questo ciclo di MembrAzioni, ancora da esplorare in tutte le possibilità ma già coerente e pieno di carattere, è riuscita a liberarsi dall'enfasi dell'androide. Questi lavori dell'ultimo biennio hanno titoli che suggeriscono il magma psicologico e l'archetipo mitologico cui la serie rimanda. Essi rappresentano una felice schizofrenia e costituiscono in certo qual modo l'uscita di Paola Ravasio dalla pubertà espressiva. La presenza del modulo ha fornito rigore e spazialità alla sua innata e introversa esuberanza.
Nel disegno a carboncino l'artista conferma la forza virile del suo temperamento evidenziando i nodi plastici e ritmici del suo linguaggio. Sono grandiose visioni di un mondo insieme organico e meccanico, violento e germinale. Anche per le ragguardevoli dimensioni, non semplici studi ma opere autonome di grande efficacia, condotte senza esitazioni. Lo spazio abitato da pulsioni, fecondo, compenetrato, è l'attuale ossessione creativa di Paola Ravasio. Il luogo delle forze in conflitto, della sperimentazione mai fine a se stessa. Se la scultura è l'arte del membrificare, siamo di fronte a una scultrice vera.

Federico Masedu

Note Biografiche
Paola Ravasio nasce a Varese il 19.09.1978. Frequenta il liceo artistico A.Frattini, diplomandosi con il massimo dei voti. Successivamente affina la sua arte presso i laboratori di scultura di Pietra Santa e Carrara. Prosegue e amplia l'attività di scultore nello studio-laboratorio di Pietro Scampini, a Castronno. Attualmente risiede e lavora a Caronno Varesino.

Mostre Personali
2002 Galleria Spada,Varese
2003 Galleria Cortina, Milano
2003 Galleria Excalibur, Solcio di Lesa
2004 Galleria Credito Valtellinese, Sondrio
2004 Villa Pomini, Castellanza
2005 Palazzo Comunale, Castronno
2005 Sala Veratti Varese
2005 Bottega del Pittore, Arcumeggia
2006 Castello Visconteo, Trezzo sull'Adda
2006 Spazio Zero, Gallarate
2008 Fortezza Castelfranco, Finale Ligure
2008 Galleria Officinaarte, Magliaso

Mostre Collettive
2003 Laboratorio Hajeck, Milano
2003 Orti di Leonardo, Milano
2004 Galleria Spada, Varese
2004 Galleria Nuova Visione, Gallarate
2004 Villa Menni, Caronno Varesino
2005 Fiera Internazionale d'arte contemporanea ARTOUR-O, Firenze
2005 Premio Ghiggini arte giovani, Varese
2005 Museo d'arte moderna Pagani, Castellanza
2008 Museo Parisi-Valle Maccagno,
2008 Expo-Village, Varese

Saggi critici
Bruno Fasola, Luciana Schiroli, Cristina Casero, Rino Bertini, Luigi Piatti, Stefania Barile, Vania Frare, Sergio De Carli, Federico Masedu, Paolo Carnevale


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17 aprile 2018